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Altre di Cronaca Il giovane albanese confessa. Intanto le indagini vanno avanti

Ho sparato per un debito di droga Ma erano in otto, volevano pestarci

LA CONFESSIONE, almeno parziale, arriva subito. Il 24enne albanese indagato a piede libero per lesioni e porto abusivo d'arma da fuoco, rintracciato dopo il regolamento di conti in via Alfonsine a Umbertide, a pochi passi dal parco Ranieri, ammette di essere l'autore degli spari che hanno gambizzato un connazionale di 36 anni. Adesso, difeso dal suo avvocato di fiducia, Omar Khmayes, spiega di aver vissuto per mesi un incubo fatto di minacce, estorsioni e pestaggi, prima dell'aggressione del Sabato Santo per un modesto debito di droga di poche centinaia di euro che lui aveva nei confronti del gruppo di cui faceva parte il 36enne ferito.
E' UNA VICENDA ancora tutta da scrivere quella sfociata nella gambizzazione dell'albanese ricoverato in ospedale a Città di Castello dopo essere stato raggiunto da due colpi di arma da fuoco al ginocchio e ad un piede. Una vicenda che coinvolge traffici di droga all'ombra di clan stranieri. Il 24enne, un metalmeccanico incensurato con un problema di assunzione di cocaina, tanto da aver tentato la strada del Sert, è stato interrogato lunedì dal pubblico ministero Michele Adragna che coordina le indagini del commissariato di Città di Castello e della squadra mobile di Perugia, ribaltando l'intera storia. Ha spiegato agli inquirenti di essere finito nel giro della droga e di aver maturato, nel tempo, debiti con il gruppo di cui faceva parte il connazionale ferito. All'appuntamento con gli spacciatori andò insieme allo zio e ad un cugino, per paura. Il gruppo si presentò invece con due auto: otto-nove persone in tutto che avrebbero cominciato a pestare i parenti. Lui si procurò una pistola, proprio per andare all'ennesimo incontro chiarificatore sapendo che rischiava di essere picchiato. Sospettava che i connazionali volessero vendicarsi. E sparò - questa la sua versione - solo quando venne aggredito. Tre colpi in aria, due contro il fratello dell'albanese che ha indicato come il ‘capo'. Il resto è la fuga, la pistola, una semiautomatica che viene gettata nel Tevere. Ai poliziotti ha indicato il punto esatto ma, finora, le ricerche hanno dato esito negativo. Una versione su cui sono in corso le indagini per capire se il 24enne abbia raccontato tutto, oppure se dietro al violento confronto che ha scosso Umbertide ci sia anche dell'altro.
Erika Pontini
notizia tratta da La Nazione www.lanazione.it

Inserita il : 19-04-2017 da wineuropa

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