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Altre notizie Un anno fa la richiesta: attesa la decisione della direzione dighe

Montedoglio, invaso su livelli estivi Sicurezza: insufficiente il piano

di CLAUDIO ROSELLI DAL MINIMO STORICO degli ultimi tempi a un leggero recupero, ma siamo ancora sotto. Stiamo parlando del livello dell'invaso di Montedoglio, che in una sola giornata - quella di mercoledì scorso - ha visto risalire la propria altezza di 63 centimetri a seguito dell'abbondante pioggia caduta, che per ora ha il sapore di «una tantum». Nonostante le perduranti difficoltà, nel senso che è tornato a splendere il sole accompagnato da temperature polari al primo mattino, un qualcosa si è messo e le copiose precipitazioni nella parte a nord della Valtiberina hanno garantito un minimo di respiro. Dati alla mano, la quota registrata all'indomani della veloce ondata di maltempo dagli strumenti del Centro Funzionale della Regione Toscana installati in località «Palazzone», si è attestata a 372,23 metri sul livello del mare. Prima delle piogge di mercoledì scorso, eravamo a 371,60 e la differenza è quindi di 63 centimetri. Le piogge, magari scarse e la neve caduta in quota sopra gli 800 metri stanno migliorando la situazione dell'invaso, nel quale adesso affluisce acqua con un po' più di continuità. Un particolare che magari sfugge all'occhio umano, ma non ai sofisticati strumenti posizionati su Montedoglio, che lo monitorano costantemente. UNA SITUAZIONE tipica da periodo estivo per l'invaso artificiale più grande della Toscana, nonostante anche in questo caso le esigenze agricole e idropotabili dell'intera area interessata siano state tutte soddisfatte. Cosa auspicare, quindi? Che anche l'inverno faccia il suo. Nel 2016, è stato un febbraio da record a livello di precipitazioni a salvare in extremis la situazione; stavolta, quel febbraio potrebbe non bastare per ripristinare la normalità, non dimenticando che in condizioni normali - a parità di rilascio dell'acqua sul Tevere - si va avanti alla media di tre centimetri al giorno, con un rilascio nell'ordine di 1,2 metri cubi al secondo. Ma l'attesa non è soltanto per neve e pioggia che riempiano diga e falde: da Roma, si attende la risposta per il ripristino della parete di sfioro quando mancano oramai pochi giorni al settimo anniversario del cedimento dei tre conci. Lo avevamo precisato di recente: la Direzione Dighe dovrà esprimersi su una ulteriore revisione del progetto in chiave di una maggiore sicurezza, richiesta un anno fa all'indomani delle forti scosse di terremoto che hanno interessato l'Italia centrale. È il «sì» che sbloccherà in automatico anche gli altri passaggi.
notizia tratta da La Nazione www.lanazione.it

Inserita il : 06-12-2017 da wineuropa

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